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Ivano Fossati, grande debutto a Verona

 

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Che diventare maturi non significa anche diventare seriosi, dovremmo ricordarcelo più spesso.

La Musica Moderna di Ivano Fossati, che artisticamente maturo lo è da tempo, è fatta di rock, chitarre, luci ed effetti, è fatta di leggerezza e di tanto corpo, è fatta per catturare i nuovi estimatori e dare una giusta scossa ai vecchi.

Lunedì 3 novembre, ore 21 circa, al Teatro Filarmonico di Verona si apre il sipario e parte il disco nuovo: Il rimedio, L'amore trasparente, Cantare a memoria - suggestivo l'uso "corale" dei rullanti, alla fine. Fossati imbraccia la chitarra elettrica, e a volte si nasconde dietro il pianoforte... ma meno del solito. La guerra dell'acqua sembra uscito dalla vecchia Motown Records.

All'inzio solo pezzi nuovi, la prima parte del concerto è promozionale: lucida, levigata, impegnativa. Il pubblico vi scivola sopra con il fiato sospeso. Applaude senza riserve, sì, ma paga la gioventù dell'opera e la tensione del debutto. I prossimi mesi incresperanno il live, la sua superficie sarà resa imperfetta nei punti dove il pubblico ha "calcato" di più, l'acqua che scorrerà sopra le increspature cadrà su chi ascolta con vivacità e maggiore coinvolgimento. Cantare a memoria è una scommessa già vinta.

Il primo tempo del concerto serve all'artista per dire al pubblico vecchio e nuovo "Questo sono io, adesso". E poi arriva quel piccolo monumento che si chiama La costruzione di un amore. Da lì in poi, applausi crescenti, a scena aperta, a Fossati e ai grandi musicisti che lo accompagnano, tra cui Guido Guglielminetti al basso, Claudio Fossati - definito dal padre "motore pulsante, insostituibile" alla batteria, Pietro Cantarelli alle tastiere.

fossati_disciplina.jpg Fossati ha consacrato nuovi classici. La risacca del mare avanza nei decenni, e si porta dietro poche cose, sempre più recenti, ma sempre più amate.

L'amore fa, Lindbergh e Ho sognato una strada, sono nuovi classici. L'arcangelo e Invisibile sono tesori di cui un fan va orgoglioso, perchè sconosciuti ai distratti. I treni a vapore e Una notte in Italia sono quelle colonne a cui l'artista e il pubblico si appoggiano sicuri.

Molte di queste hanno composto il secondo tempo. altre il cosiddetto bis, il climax festoso del concerto, e a dimostrare che la musica è moderna davvero, le atmosfere rarefatte sono rimaste poche - ma importanti, e bellissime. L'ultimo brano, eseguito con rinnovata freschezza e informalità, non ve lo svelo... sappiate solo che non è Il Disertore.

Luci dai disegni floydiani ma dall'eleganza tutta italiana, acustica spettacolare. L'artista ha cantato per quasi tre ore, e parlato pochissimo - del resto è con le sue canzoni che sa raccontarsi piacevolmente e profondamente.

Ottima la musica, infine, e la compagnia. Sarebbe curioso e divertente tornare allo stesso concerto fra un anno, per vedere il frutto dell'inevitabile itinerante trasformazione, e confrontare questa compatta serata con quella prossima, sicuramente più sciolta.