Il coraggio di Paula Cole
Peter Gabriel amò il modo in cui sa mettere insieme le note, e questo bastò per coinvolgerla nello storico Secret World Tour. Se i concerti con PG sono stati un sicuro trampolino di lancio, va detto che Paula è stata in grado di mantenere le promesse, e si è librata molto in alto... Peccato che in Italia la conosciamo in pochi.
Dal mio punto di vista, l'artista che sa mettere insieme le note è in grado di entrare nel brano musicale altrui e di farlo suo, senza stravolgerlo, nè fotocopiarlo. La sua Don't give up non ha nulla da temere in confronto a quella di Kate Bush, le sue incursioni in In your eyes arricchiscono una festa musicale già di per sè generosa, Come talk to me è bella sia quando la fa tremare Sinead O'Connor, sia quando Paula Cole la rende solida come un terreno sicuro.
Sul cd del Secret World Tour per la prima volta ho sentito la sua voce straordinaria, piena, delicata, sicura di toccare le corde giuste, fantasiosa, e desiderosa di confrontarsi senza paura con la voce maschile.
Il nuovo album di Paula Cole si chiama Courage, ed arriva a diversi anni di distanza dal precedente This Fire, di cui conserva l'intensità ma attenua la sperimentazione. This Fire è stato un album duro da digerire, dove spesso il disegno musicale era volutamente macchiato di tanti punti luminosi separati (piano, batteria, voce) e il resto della scena in ombra, o a volte coperto di nero. Paula ha dimostrato in quel disco che la voce si fa arte quando è canto, quando è lamento, quando è rabbioso sforzo. Un album bello come la pietra grezza, ma la pietra grezza ti deve piacere.
Courage è più levigato, scorrevole, ma non per questo troppo easy. Paula anche stavolta ha centrato in pieno il brano d'apertura, Comin' Down, tosto, e ha chiuso l'opera come meglio non si poteva: Until I met you è un duetto con Paul Buchanan, voce di impasto di pesca gialla e polvere di vetro, un artista che va senz'altro approfondito.
Il brano musicale che per puro caso mi ha colpito, e spinto alla ricerca, è Happy Home, dal primo album Harbinger. Spigliato e potente, con un testo intenso (autobiografico?).
Nella storia musicale di Paula va ricordato anche un album di musica cristiana, Amen, con arrangiamenti essenziali e un impatto sicuramente meno accattivante degli altri lavori; Amen è interessante, ma non è attraverso di esso che si riesce a comprendere lo spessore dell'artista.
Quattro album, ordinati cronologicamente, quattro aggettivi: Harbinger solare, This Fire intenso, Amen conformista, Courage maturo. Spero che Paula Cole non lasci passare ancora così tanti anni prima del quinto LP!
Ultima chicca: se vi capita, ascoltate la sua ispirata versione di My One and Only Love, in duetto con la morbida tromba del Chris Botti più patinato, nel suo album To Love Again. Gli standards non mentono mai...

