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La piazza eccezionale degli Uguali Diversi

ugualidiversi.jpgLuzzara multietnica, forse la più multietnica d'Italia. Giornali e TV locali stanno dando rilevanza adeguata al Primo festival delle Culture Uguali_Diversi (l'underline nel titolo è voluto), e ieri sera a Luzzara c'è stata la Lectio Magistralis con Gad Lerner, intitolata Identità Plurali, titolo che il relatore ha bonariamente rifiutato ("Io al venerdì di una sera di fine estate non verrei a sentire una conferenza con questo titolo!").

La cronaca e i contenuti si potranno trovare sui giornali (vedi il Resto del Carlino), o negli atti del festival che mi auguro verranno resi disponibili dal Comune. Qui su NoteSparse insomma non troverete la cronaca... Vi basti conoscere la struttura, classica e rassicurante, della serata: introduzione del Sindaco, intervento di 40 minuti di Lerner, e due sessioni di domande/risposte.

Butto lì però qualche riflessione sulla serata, che è stata serata di scambio, a dispetto dell'etichetta di Lectio.

Il tendone allestito in piazza Toti è stato un po' una piazza sopra la piazza. Dentro il tendone c'eravamo noi, nella piazza eccezionale, a tentare di parlare chiaro di immigrazione e integrazione, galleggianti sopra la piazza ordinaria, fatta degli avventori abituali di un bar, che - perchè no? - potrebbero avere discusso degli stessi argomenti con parole ancora più concrete. Bar, peraltro, gestito da cinesi.

strand-fake.jpgPeccato che all'incontro con il giornalista praticamente non fossero presenti, tra il pubblico, extracomunitari. Una pecca grave, vista l'insistenza sulla scommessa comunitaria: si fa un festival delle culture proprio per favorire il dialogo e per descrivere il mutamento della comunità - anzichè conservarla intatta o difenderla con il ghetto - ma la comunicazione con chi non parla italiano sembra sia stata poco efficace... i cartelloni stessi sono solo in lingua italiana.

I luzzaresi hanno paura di venire spodestati di chissà quale spazio nel mondo, ieri sera si è sentito palpabilmente, e stamattina al caffè ancora di più. Concordo con il Sindaco quando afferma che Uguali_Diversi non è un punto d'arrivo ma solo un inizio di un percorso difficile, eppure sospetto che il grado difficoltà effettivo sia di gran lunga superiore a quello ipotizzato delle istituzioni. Sono già curioso di capire cosa succederà alle prossime edizioni.

Altra prospettiva contestata: come possono le personalità nazionali e internazionali coinvolte in questo evento capire la realtà di un paesino senza farne parte, ma capitando qui per un paio di giorni? Mi viene da rispondere: siamo sicuri che gli abitanti di Luzzara facciano in misura sufficiente tutti gli sforzi necessari per capire questa (nuova?) realtà?

DI tutto il dibattito, alimentato da domande e interventi a volte costruttivi, a volte fuori luogo, mi rimangono tre lezioni, e una domanda.

La prima lezione: per comprendere ed accettare (in quest'ordine?) la nuova comunità multietnica c'è ancora tanto da fare, e non sono sicuro che ce ne sia la voglia umana e sociale. La mancanza di punti di contatto con le popolazioni immigrate viene usata, a volte, come alibi per non passare la membrana della diffidenza e della diversità.

La seconda lezione, tratta dalla parte iniziale dell'intervento di Lerner: ciascuno di noi è un individuo complesso, ricco di caratteristiche uniche, che non può essere catalogato per etichette generaliste o per stereotipi. Dovremmo smettere di commettere l'errore di pensare alle popolazioni immigrate a Luzzara come ad una massa unica, ma ciascuna persona, anche se non è nata qui, ha un valore come individuo e non come "pezzo della massa". Massa e comunità sono concetti molto diversi tra loro. E' chiaro anche che il passaggio dalle parole ai fatti è un processo lento, che però va incoraggiato e non lasciato al puro scorrere del tempo.

La terza lezione ha meritato l'applauso più lungo e sentito: ha preso la parola un uomo, per tanti anni emigrante in Svizzera, al tempo in cui il governo di destra per due volte ottenne di indire un referendum per l'espulsione di tutti gli stranieri, referendum che per fortuna entrambe le volte non ha portato cambiamenti. Ma l'anziano testimone si ricorda benissimo come lui e gli altri italiani vivevano la sofferenza di quei tempi, ed in particolare l'ansia dei risultati del voto, e ha concluso augurandosi che questa gente (gli immigrati di Luzzara) non debba mai provare quello che ha provato lui.

Infine la domanda.

Le nuove generazioni di bambini, in seno all'ambiente scolastico pubblico e in forza del loro pensare autenticamente libero, sono quelle che ci insegneranno davvero che cosa vuol dire diventare una nuova comunità in continua trasformazione e, ci si augura, in continua apertura verso il mondo.

Cosa dobbiamo fare noi adulti per dare loro da subito gli strumenti giusti, o per non ostacolare il loro naturale slancio di confronto? E ancora di più, cosa possiamo fare noi adulti, perchè l'attesa per i prossimi decenni, in cui la comunità sarà composta anche da immigrati di seconda generazione (nati qui o arrivati da noi piccolissimi), non si traduca anch'essa in un alibi per non essere noi stessi partecipi in prima persona?